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Introduzione
Se dopo un intervento chirurgico hai notato la comparsa di un rigonfiamento localizzato, teso e talvolta fastidioso nella zona operata, potresti trovarti di fronte a un linfocele.
Scoprire una nuova "tumefazione" dopo un'operazione (specialmente se oncologica) può spaventare. Desideriamo rassicurarti: il linfocele è una complicanza post-operatoria comune, ben nota ai chirurghi e agli specialisti del sistema linfatico, e nella maggior parte dei casi assolutamente gestibile.
In questa pagina capiremo insieme di cosa si tratta, perché si forma e quali sono i trattamenti più efficaci per risolverlo.
Il linfocele non è altro che una raccolta di liquido linfatico che si accumula in uno spazio anatomico "vuoto" creato dalla chirurgia.
A differenza del linfedema (che è un rigonfiamento diffuso di un intero arto dovuto a un rallentamento generale della linfa), il linfocele è una specie di "sacca" o cisti localizzata ben precisa.
Perché si forma? (Le cause)
Durante alcuni interventi chirurgici è necessario rimuovere i linfonodi (un'operazione chiamata linfadenectomia) o sezionare i vasi linfatici che si trovano nell'area da operare.
1. I vasi linfatici rimasti interrotti continuano a trasportare linfa.
2. Se l'estremità del vaso non si sigilla immediatamente, la linfa "gocciola" nei tessuti circostanti.
3. Il corpo, per circoscrivere questo liquido, crea una sottile membrana intorno all'accumulo, formando il linfocele.
Gli interventi in cui si riscontra più frequentemente sono:
Come si cura il Linfocele? I trattamenti possibili
La strategia terapeutica dipende interamente dalle dimensioni della raccolta e dai sintomi del paziente. Le opzioni principali sono tre:
1. L'attesa controllata (Monitoraggio)
Se il linfocele è piccolo, non fa male e non preme sugli organi vicini, l'approccio migliore è non fare nulla. Molto spesso il corpo riesce a riassorbire il liquido spontaneamente nel giro di qualche settimana o mese. Vengono eseguiti controlli ecografici periodici per monitorarne l'evoluzione.
2. Terapia Elastocompressiva e Fisiatrica Dermatolinfocinetica
Nei casi in cui il linfocele sia superficiale (ad esempio all'inguine o sotto l'ascella), l'utilizzo di un bendaggio compressivo mirato o di una guaina elastica specifica può esercitare la giusta pressione meccanica per favorire il riassorbimento del liquido e impedire alla sacca di espandersi ulteriormente.
Nota: il linfodrenaggio manuale sul linfocele stesso va eseguito solo da personale altamente specializzato, per evitare di sollecitare la sacca infiammata.
3. Trattamenti Medici e Chirurgici (per i casi sintomatici)
Se il linfocele continua a crescere, causa dolore o si infetta, il medico può optare per:
Quando rivolgersi al medico o al Centro Linfedema?
È importante monitorare il linfocele e contattare subito lo specialista se compaiono "segnali d'allarme" che indicano un'infezione o una compressione vascolare:
Presso il nostro Centro offriamo percorsi diagnostici e terapeutici personalizzati per la gestione delle complicanze linfatiche post-chirurgiche. Se hai dubbi o hai bisogno di una valutazione specialistica, prenota una consulenza.